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Storia

Sestino, terra antica da sempre calcata da popoli che risalendo fiumi, Foglia e Marecchia, o primordiali e poi consolidati tracciati viari, vi transitavano lasciando tracce del loro passaggio e della loro permanenza. Così tribù protostoriche, Etruschi, Piceni, Umbri, Galli Senoni e poi Romani hanno forgiato la storia di Sestino, nodo geografico dell’Appennino Tosco-Umbro-Marchigiano, centro viario di collegamento tra le terre dell’Adriatico con la Valtiberina e di lì al Nord ed il Sud dell’Italia.

Quando a Sestino giunsero i Romani il territorio era già da tempo abitato e frequentato da pastori, cacciatori, agricoltori, come testimoniano ritrovamenti di punte e frecce e di resti capannicoli. I Romani vi costruirono una monumentale città (I° secolo A.C. – IV° sec. D.C.), un Municipium con il Foro, la Curia e le Terme. La storia romana di Sestino e dei suoi personaggi più famosi è raccontata in un "archivio di pietre" che costituisce il Lapidario dell’Antiquarium Nazionale.

Su lastre e cippi di travertino locale è inciso il racconto delle gesta dei Voluseni e dei Cesii, famiglie sestinesi che, ricoprendo alte cariche militari, hanno dato lustro a Sestino. Inoltre numerose statue in marmo rappresentano magistrati, imperatori, divinità ed altro. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 A.C.) Sestino appartenne all’Esarcato di Ravenna, come testimoniano la rotonda torre di Monteromano e le notevoli tracce di epoca Carolingia e Longobarda conservate nella cripta della Pieve romanica di San Pancrazio.

Dopo il mille il territorio di Sestino passò alla Chiesa ai Della Faggiola, ai Malatesta, a Federico da Montefeltro, ai Della Rovere e, infine, nel 1520, a Firenze che lo tenne per oltre tre secoli donandogli pace o prosperità. Nel 1566 Cosimo I° dei Medici iniziò a costruzione della città-fortezza sul Sasso di Simone, roccaforte periferica a difesa dei confini granducali contro le mire espansionistiche dei duchi di Urbino.

Chi intende ripercorrere sul territorio gli eventi millenari appena accennati, partendo da Sestino capoluogo, può ricalcare vecchi sentieri che lo porteranno alla scoperta di antichi agglomerati urbani (Monterone, San Donato, Colcellalto,Case Barboni, ecc…), che conservano memorie storico artistiche meritevoli di essere conosciute. Il naturalista può tuffarsi nel verde dei silenziosi profili appenninici, in un ambiente quasi incontaminato, percorrendo sentieri della Riserva Naturale del Sasso di Simone o nel Parco Faunistico di Ranco Spinoso, alla scoperta di balze panoramiche o di ambienti geologici di notevole attrattiva.