RISERVA NATURALE DEL SASSO DI SIMONE

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Casa Barboni
 
L'ABBAZIA PIU' ALTA D'ITALIA

L'abbazia del Sasso di Simone, posta a 1204 metri sul livello del mare, era forse la più elevata d'Italia, una delle più alte d'Europa. La sua esistenza durò oltre quattro secoli. La fondazione risaliva con ogni probabilità ai decenni successivi all'anno Mille, al tempo della lotta per le investiture e delle divisioni della Chiesa per la presenza degli antipapi. Due domande vengono spontanee: perché i benedettini costruirono un'abbazia su quell'isolato massiccio roccioso? Come facevano i monaci a sopravvivere d'inverno a tale altezza? Indubbiamente dal 900 al 1300 furono costruiti anche molti castelli fin sopra i mille metri, per cui è chiaro che ci fu un lungo periodo di ottimo clima: inverni miti ed estati temperate. Si spiega così come alla base del Sasso si stendano ancora ampie praterie che mostrano i segni del dissodamento e del loro utilizzo per le semine: anche qui il motto benedettino "ora et labora" era rispettato. Inoltre questo caratteristico tavolato roccioso, tagliato a picco da ogni parte, era un punto di riferimento della viabilità medievale e un punto di ricovero e sosta. Esso era visibile e additabile di lontano ai viandanti, ai mercanti, ai pellegrini che dall'ultimo lembo della pianura romagnola, con perno su Rimini, prendevano la via per Roma lungo un fascio di piste battute che tagliavano fuori la via Flaminia e travalicavano l'Appennino per scendere lungo la vallata del Tevere. Non a caso il primo documento conosciuto riporta un atto dell'abate Bruno fatto a Rimini nell'anno 1124. Ma ben presto le cose cambiarono, perché furono aperte altre vie più brevi e più comode dall'Emilia per la Toscana. Il transito, i traffici e i commerci abbandonarono questi antichi tratturi. Per di più cambiò anche il clima: già nel 1279 i monaci dovettero far costruire una Casa abbaziale all'interno del non lontano castello di San Sisto, che pure era a658 metri d'altitudine, anche se il primitivo complesso abbaziale non fu per allora del tutto abbandonato. La sua rovina è forse attribuibile a ragioni di strategia politica e militare (eterno destino del Sasso di Simone). Infatti Malatesta Novello di Cesena, signore anche di Sestino, voleva quel luogo strategico per farne un imprendibile caposaldo. Pochi anni dopo, nel 1462, papa Pio II soppresse l'abbazia del Sasso e l'aggregò a quella vicina di Santa Maria del Mutino, ora monastero di Piandimeleto. Ancora nel 1490 era in piedi la piccola chiesa di San Michele Arcangelo, forse abbandonata, forse in rovina. Ma nelle domeniche di giugno vi si facevano fiere e la gente vi saliva da tutto il cirocondario. Dopo l'abbandono, le colonnine esagonali del chiostro abbaziale andarono ad abbellire la soggetta di una casa cinquecentesca del sottostante villaggio di Ca'Barboni; le altre pietre furono riutilizzate dagli architetti di Cosimo I De' Medici per la costruzione della utopistica cittadella fortificata, sorta sui resti abbaziali. Dell'abbazia medievale, a mille anni di distanza, restano solo le testimonianze che materialmente sembravano le più deperibili, cioè alcune centinaia di pergamene che attendono di essere pubblicate. Su di esse sono fissate le più autentiche vicende di questo complesso monastico: la proprietà, i beni, i contratti, i redditi, i nomi degli abati, dei monaci, dei notai, dei piccoli affittuari: un mondo che la storia riuscirà a far sopravvivere.

Francesco V. Lombardi