RISERVA NATURALE DEL SASSO DI SIMONE

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Città Fortezza
 
IL PALAZZO DEL CAPITANO

Il disegno urbano della città-fortezza, nella redazione Zani, prevede, per il capitano e il personale adibito ai vari uffici, un struttura apposita, un "palazzo" tutt'altro che imponente ma ben caratterizzato rispetto alle altre unità edilizie, posto sulla sinistra della cittadella, con una loggia a pianterreno che dà accesso a una cappella con campanile; davanti una piazzola e la cisterna grande; di fianco gli acquartieramenti militari. Nel palazzo, come risulta dai documenti scritti, avevano sede, il tribunale, la cancelleria e gli spazi adibiti ad abitazione del capitano e dei suoi "famigli". Quivi il capitano, con uno stipendio di 850 lire annue, coadiuvato da un cancelliere con 144 lire di stipendio e da un messo con pari emolumento, esercitava le funzioni politico-amministrative di giudicante, presiedendo il consiglio generale del capitanato, composto dai rappresentanti delle comunità della podesteria di Sestino e del vicariato di Badia Tedalda; approvava e controfirmava i bilanci comunicativi e sedeva la "banco" della giustizia. L'esercito di essa poteva essere risolto personalmente dal capitano oppure delegato al suo cancelliere, che settimanalmente si recava a tal fine anche in Sestino, nonché "a castello per castello" per "fare gli offizi" dei vari comuni. Le piene funzioni furono esercitate sul Sasso di Simone dal capitano fino alle metà del secolo XVII, poi, per più motivi, declinò il ruolo di capoluogo del Sasso di Simone e riacquistò importanza Sestino. Nel 1669 si trasferiscono in paese "le scritture del Sasso" ed evidentemente l'ufficio del giudice; nel 1673 la fortezza viene "disarmata". Dieci anni più tardi, i "popoli esausti" osservano - quanto al palazzo del capitano - che "conviene più al capitanato farne regalo a S.A.R. e lasciarlo spianare ", e la fortezza, qualora il graduca volesse riattivarla, meriterebbe "rifarla di pianta". Nel 1690 il palazzo è in buona parte crollato e le strutture rimaste fatiscenti, minacciano di coinvolgere nei crolli anche " i quartieri della fortezza contigua": per cui il consiglio della podesteria ne decreta lo smantellamento e il recupero di alcuni materiali, che vengono collocati nella cappella "acciò non s'infradigino e vadino a male". Giuseppe di Ligio Ligi acquista all'incanto per 26 scudi migliaia di mattoni e coppi, travi e legnami vari, pietre lavorate, "conci da finestra, scale e porte"; Francesco Plotti fabbro di Sestino ottiene a trattativa privata per 113 scudi le "inferriate da finestra con croci lunghe, e feramenti piccoli di più sorte". Questi materiali - come lo stemma del capitanato, il sole raggiante in pietra arenaria - finiranno in riuso nelle costruzioni e nelle case del circondario, e ancora oggi li possiamo ammirare sulle facciate di qualche vetusta abitazione.

Giancarlo Renzi