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CENTO FIORI
Le distese di vegetazione naturale sono ormai asserragliate in territori sempre
più circoscritti e le montagne sono diventate le loro principali roccaforti.
Il Sasso di Simone ed il Simoncello, con il territorio circostante, rappresentano
uno dei tanti, ma preziosi, spazi liberi e selvaggi che l'Appennino protegge, oasi
in cui si ravvisa la primitiva bellezza della Natura e che vanno preservate al pari
dei monumenti, delle opere d'arte e delle testimonianze della Storia.
In questo luogo dominano le rocce, i calanchi, le praterie ed i boschi, l'ampio
orizzonte ed un raro silenzio, profondo e penetrante. E' un paesaggio per molti
aspetti familiare per chi conosce le aree silvo-pastorali dell'Appennino, ma è
anche di inconfondibili elementi propri.
Le forze della Natura hanno profondamente e caratteristicamente modellato questo
comprensorio, alla cui sommità ergono i due mastodontici Sassi dalle pareti
vertiginose e dall'ampio pianoro sommatale, occupato da una fresca prateria sul
Simone e ormai ripreso dagli alberi e dagli arbusti sul Simoncello, oggi
inaccessibile alle greggi.
Col tempo i due colossi tendono a smembrarsi ed un ampia coltre di macigni
precipitati segna alla base il loro contorno. Qui crescono esuberanti boschi di
faggi, frassini, aceri e noccioli che affondano le radici tra le bianche rocce
calcaree. Tappeti di muschi verdi e azzurrognoli e di felci rivestono i massi, i
quali ospitano anche fitte colonie colorate di fiori precoci che spuntano ancora
quando ci sono chiazze di neve. Tra di essi spicca il candido bucaneve, l'anemone
gialla, e le rosee corolle delle colombine. Uno spettacolo che merita di essere
visto e che pochi hanno visto, perché è fugace e si svolge in un periodo dell'anno
che non invita alle escursioni.
La maggior parte delle piante rare che sono presenti nel territorio appenninico
tosco-marchigiano si concentrano nella limitata area costituita dalle pareti dei
due Sassi, dai boschi rocciosi e dai massi esposti al sole. Sono specie rare in
tutto l'Appennino e qualcuna nell'Italia intera; le ha preservate l'ambiente
particolare delle rocce, degli anfratti e dei boschi che colonizzano le colate dei
massi. Unica nel suo genere è la grande foresta mediterraneo-montana di cerri e di
carpini che inizia dove termina lo strato di rocce e scende quasi ininterrotta
fino al passo della Cantoniera.
Davide Ubaldi
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